martedì, 21 settembre 2004

PeRsOnAlItA' dIsToRtA,
cOmPlEsSaTa SeNzA sCaMpO,
e' BaNdIeRa DeL tEmPo
MuTeVoLe CoMe Il lAmPo.
ToSsIcHe NeVrAlGiE gArBaTe
SoN lE nAtUrE dIsTuRbAtE.

eMoTiViTa' EcCeSsIvA,
sEnZa SeNsO dEl PuDoRe.
FaNtAsIe AlIeNaTe
oD aMaNtI dEl DoLoRe.
CoStRuIsCoNo SoVrEcCiTaTi
CaStElLi In ArIa DiSaBiTaTi.

Paranoie pure al limite della follia
In un mondo sano guidano contromano.

SePpUrE iNsIcUrE
e SpEsSo SeNzA mEtA,
mIgLiOrAnO gEnTiLi
UnA nAtUrA iNqUiEtA.
iN uN mOnDo CiNtO dA mUrA
dI rEsTaR sOlE hAn PaUrA.

rEaLtA' aLtErNaTiVe,
OgNi StUpIdO iDeAlE
dI vIsIoNi LiMiTaTe
ReNdOn SaCrIfIcAlE.
aCcOgLiEtElE e Vi TrOvErEtE
cIrCoNdAtI dA fAcIlI pReDe.

Paranoie pure al limite della follia
In un mondo sano guidano contromano.

postato da: rubek76 alle ore 11:34 | Permalink | commenti
categoria:follie assonanti
mercoledì, 22 settembre 2004

Uh, oggi e' una di quelle mattine.
E' uno di quegli inizi giornata in cui non vorresti mai spostare il culo dalla morbida tagliola delle coperte.
E' una di quelle albe da scostare lievemente la tenda alla finestra ed osservare il medio mondo che si muove nelle fessure delle gelosie completamente dimentico della tua esistenza.

Stamane ho tentato di connettere il cervello ricevendo in cambio un laconico simpsoniano: "L'utente da lei selezionato non e' al momento raggiungibile".
...
...
Beh, secondo il mio modesto parere se gia' dal primo crepuscolo il tuo cerebro non ha assolutamente intenzione di attivare la connessione reality-to-reality, allora tanto vale che utilizzi La Parola (attenzione L e P vanno in maiuscolo) e scivoli nuovamente sotto le coperte.

Non voglio pero' farmi traviare da un'indolente pigrizia o da un'inaspettata accidia percio' come buon proposito di inizio giornata ecco il primo capitolo.
...
"Di cosa?" Probabilmente vi chiederete.
"Ha importanza?" Rispondera' la mia mente tra un momento e un irragiungibile.

Buona lettura mattutini mattinieri.

------------------------------------------------------------------------------------
TrAmOnTo A cArAvAgGiO | Capitolo I - Tutto ha un inizio | 1.1. Necrofagia

"Che diavolo e' successo?"
L'ispettore Litrano osservo', con leggero distacco, il cadavere disteso ai suoi piedi.
"Non il diavolo, ispettore, ma un suo parente di sicuro..."
Litrano giro' pigramente la testa passandosi la mano sudata in un grumo di capelli unti. Voglie scure e parecchie macchie di fegato ricoprivano le grosse braccia dell'uomo; benche' non dimostrasse piu' di una cinquantina d'anni il viso esibiva piu' righe di una cartina stradale. Il corpo, un ammasso trascurato di adipe e vestiti scadenti, era dotato della capacita' motoria di un pachiderma. La grazia elefantiaca con cui si spostava era nota ai piu', in particolare a colleghi che la maggior parte delle volte dovevano misurarsi con prove ed indizi inquinati dall'apparizione dell'ispettore. Trent'anni consumati da lunghe indagini e noiosi pedinamenti avevano creato un essere cinico, freddo ed indifferente al punto da non aver piu' sentimenti del freddo metallo contenuto in una logora fondina ascellare. Va da se', percio', che il suo senso dell'umorismo non era tra i piu' sviluppati.
I piccoli occhi porcini, perduti in guance gonfie e grasse, brillarono malevoli.
"Non pensavo fossi un comico, Fosco..."
Il ragazzo abbasso' offeso la testa cercando di evitare lo sguardo gelido del superiore. I capelli pel di carota cascarono simultaneamente sul viso coprendone le fattezze.
Litrano non era famoso per l'affetto con cui trattava i colleghi, un affetto ricambiato in maniera pressoche' identica.
"Se pensassi a fare piu' il tuo lavoro e meno il buffone avremmo gia' risolto il caso..."
Litrano accese una Camel. Alla luce tremante dello zippo i suoi lineamenti assunsero un aspetto maligno, diabolico. Fosco, raggelato da quella visione, ripenso' immediatamente alla sua battuta e si vergogno'.
"Allora, aggiornami. Cosa abbiamo qua?"
Litrano volse di nuovo lo sguardo al corpo dilaniato ed attese il resoconto dell'agente.
"Mmm.. maschio, bianco... presumibilmente vent'anni... la scientifica non ha ancora stilato un rapporto ma a quanto sembra la morte e' stata causata da quegli enormi squarci sulla schiena e sullo sterno... un animale selvatico probabilmente..."
Litrano getto' la sigaretta, mezza fumata, e si abbasso' con fatica evidente accanto al cadavere. Un movimento semplice che procuro' all'ispettore una dolorosa fitta al petto e una serie di gocce di sudore dalla fronte.
"Fosco... non sapevo che ti fossi laureato in medicina..." annaspo' Litrano.
Il giovane, allibito, si rivolse all'ispettore e balbetto' alcune parole incomprensibili.
"Enormi squarci... un animale selvatico... hai visto ancora CSI alla tele?"
Litrano continuo' calmo, impassibile e gelido.
"A ciascuno il suo mestiere Fosco, mi sembra di avertelo appena detto. Perche' spari certe vaccate? Sentiamo, dove sarebbe saltato fuori questo animale selvatico? Negli affranti segreti di questo palazzo si aggirerebbe una pantera? Oppure le "colte" letture serali ti suggeriscono un licantropo? Perche' non pensare ad un leone allora?"
"Ma, ispettore..." incalzo' Fosco.
"Ma! Ma! Ma! Fosco! Guardati intorno. Ci troviamo in un buco di condominio. Dimmi tu dove puo' essere entrata questa fantomatica "bestia". Da quella minuscola finestrella? Oppure e' stata invitata ad entrare dopo aver bussato educatamente alla porta?"
Litrano alzo' gli occhi al basso soffitto della camera. L'angusto locale era buio, opprimente. Un nauseante fetore di candeggina trasudava da mura vecchie ed umide. Stracci e mucchi di fogli, accatastati disordinatamente sul pavimento, risultavano gli unici arredi dello squallido ambiente. Il monolocale, se cosi' poteva definirsi la squallida stanza, era stato ricavato dalla suddivisione di un appartamento di gran lunga piu' ampio. Le due abitazioni confinanti ostentavano ancora piastrelle scomposte e pareti di recente costruzione: tracce di una ripartizione imprecisa e superficiale. La scritta "Gesca Costruisce", souvenir di edificazioni passate, faceva capolino da sudici interstizi.
"...e dimmi Fosco... che ha fatto dopo aver dilaniato il padrone di casa? Ha ripulito accuratamente l'intera stanza per non lasciare indizi? Me la immagino la tua "belva" con straccio e varecchina preoccupata per il delitto appena commesso..."
Risate trattenute a stento scoppiarono alle spalle del ragazzo. I pochi agenti presenti sul luogo del delitto avevano interrotto le loro occupazioni per assistere a quello spettacolo tragicomico.
"...sai cosa facciamo adesso? Diramiamo un comunicato di arresto nei confronti della Pantera Rosa... che ne dici? Secondo il mio modesto parere Cluseau l'ha fatta incazzare per l'ultima volta e lei si e' voluta vendicare sul primo cretino passatole sotto gli occhi..."
Quando Litrano attaccava era uno spettacolo che neanche "Zelig" nelle sue serate migliori riusciva ad offrire.
"ispettore... cercavo solamente di..." sussurro' Fosco.
"Cercavi solamente di...? Giusto, e' quello che devi fare. Cerca solamente; indizi, prove, qualsiasi cosa che sia d'aiuto alle indagini... muoviti e risparmiami le tue stronzate."
Fosco, trattenendo le lacrime, si mescolo' silenzioso ai colleghi divenuti muti spettatori di una tragedia improvvisa.
"Ispettore, non crede di essere troppo duro con la nuova spina?"
L'ispettore si rialzo' con non meno fatica di prima e, sbuffando, si volse verso i colleghi silenziosi.
"Non avete altro da fare che stare ammassati come bestiame? Fuori dalle palle prima che faccia rapporto a tutti. Durante, le fotografie... voglio quelle foto pronte per ieri... mi hai capito? Cazzato... spero che quel sorriso ebete significa l'esistenza di una testimonianza da parte dei vicini e del custode e non un inizio di paresi. Granelli... Granelli... tieni i civili fuori dalla stanza o ti rimando a battere la rivoltana in cerca di mignotte e travoni..."
Litrano si giro' per l'ennesima volta verso il cadavere mentre la ristretta "platea" andava rapidamente sfollandosi in una sequenza disordinata di sussurri, grida ed imprecazioni

....povero bastardo...

Ai suoi piedi giacevano i resti di un ragazzo. Il torace e la schiena, severamente ustionati, erano stati lacerati in otto simmetrici tagli. Le lacerazioni ricordarono all'ispettore le linee di gradi militari. L'aspetto cosi' anomalo di quegli squarci infatti richiamava alla mente una serie di enormi lettere "V" sovrapposte.

Che grado era? ...sergente? ...capitano?

Osservando la profondita' e la lunghezza delle ferite Litrano si stupi' nel constatare che la carne nei pressi dei tagli appariva praticamente intatta; le strisce di pelle asportate lasciavano orrendamente esposti muscoli e nervi. La mascella, appesa al teschio da un minuscolo lembo di pelle, era stata divelta a forza; qualcosa sembrava essere stato inserito violentemente nella bocca del morto fino a farne esplodere il cranio. Naso e denti parevano non essere mai esistiti e le orbite svuotate riportavano ancora tracce di un liquido giallognolo. Litrano soffermandosi su quelle ferite ebbe un leggero tremito. Se non si fosse trovato in un piccolo centro urbano lontano mille chilometri dalla prima foresta non avrebbe preso sicuramente sottogamba l'ipotesi di Fosco. Le gambe, spezzate in piu' punti, riportavano lacerazioni identiche a quelle del torace: osceno risultato di profonde unghiate.

Unghiate? Ma che genere di essere possiede unghie di queste dimensioni?

Parecchio tempo addietro si era imbattuto in qualcosa di molto simile seguendo le orme della "Belva di Mozzanica", un brutale serial-killer della zona. Il maniaco sfigurava con un paio di rompighiaccio le sue vittime in maniera orribile. Successivamente, utilizzando una siringa ipodermica, iniettava nei corpi morenti il virus della rabbia.
Un vero bastardo non c'e' che dire.
Aveva dato alle indagini una svolta errata rallentando e confondendo il lavoro della polizia per lungo tempo.

Qualcosa di molto simile non vuol dire identico.
Sveglia Litrano, quei tagli non sono stati certamente realizzati da semplici rompighiaccio.

Le braccia, ora avvolte in strette buste di plastica, erano state rinvenute nell'angolo piu' buio della stanza, lontano dal corpo. Qualcosa aveva infierito violentemente sul corpo troncando i due arti all'altezza delle scapole. I calchi in gesso, una sequenza ordinata di ellissi, tracciati dalla squadra sopralluoghi ne riproducevano l'inquietante geometria.

Guarda che roba... un macello...

L'aspetto piu' surreale dell'intera situazione era tuttavia la presenza di quegli insetti. Grossi insetti necrofagi: mosconi, coleotteri, vermi ed una serie infinita di scarafaggi sovradimensionati. Non aveva mai visto nulla di simile nella sua carriera. Tanti... troppi insetti. Intere colonie di vita miniaturizzata reclamavano quel piccolo spazio come loro personalissimo dominio.
Quei piccoli parassiti apparivano sempre poco tempo dopo il decesso, era un qualcosa di inevitabile e per certi versi purificatore. L'esperienza sul campo aveva abituato Litrano, ormai da parecchi anni, agli orrendi spettacoli di un corpo in disfacimento. Ma, diavolo, non si era mai trovato davanti una quantita' cosi' esagerata di quei repellenti devastatori. Un numero cosi' elevato che il cadavere, o almeno quel che ne rimaneva, pareva vibrare sotto le fameliche aggressioni di minuscoli divoratori.
Alcune mosche volarono nel grosso squarcio che fungeva da orrido surrogato della bocca. A quella vista Litrano ripenso' inconsciamente al libro che stava leggendo in quei giorni: l'ultimo thriller della Cromwell. Un libro che trattava proprio di insetti necrofagi.

Calliphora!

Ora ricordava anche il titolo: Calliphora.
Sulla scia di quei pensieri si soffermo' ancora per alcuni momenti ad osservare il vorace microcosmo. Lo stadio piu' basso della catena alimentare stava nutrendosi e lo stava facendo alla grande.

Sembrano provenire dall'interno... possibile che questo schifo sia fuoriuscito dopo la morte?
Schifosi bacherozzi...

Disgustato, schiaccio' con rabbia due piattole sproporzionate che strisciate fuori dalle orbite vuote tentavano la scalata ai suoi pantaloni.
Raschiata la suola sul pavimento, frugo' tremante le tasche della giacca: un paio di Camel, un accendino ed il suo personalissimo lasciapassare scivolarono insieme nel grasso palmo. Gioco' distrattamente con quegli oggetti per alcuni minuti fissando il muro davanti a se': un enorme cerchio rosso ornato da eccentriche forme scure era tracciato su mattoni anneriti.
Tre grossi libri, sorretti da un mare di sporcizia, erano aperti immediatamente sotto l'anello vermiglio. Il suono lontano di un clacson lo riporto' alla realta' volgendone altrove l'attenzione. Accese nuovamente una sigaretta e guadagno' l'uscita della stanza tossendo una nuvola di fumo.
------------------------------------------------------------------------------------




















































postato da: rubek76 alle ore 07:59 | Permalink | commenti
categoria:tramonto a caravaggio
giovedì, 23 settembre 2004

Stamane ho alzato lo sguardo.
Non succede spesso, ve lo giuro.
Solitamente guido col naso incollato al parabrezza ed una bestemmia facile facile incollata alle labbra.
Sopra di me, in alto, le nuvole parevano lucenti isole arancioni, immobili in un mare azzurro.

Come non adorare il mondo in giorni simili?
Come permettere un rilascio mentale che possa minare tale bellezza?
Come poter rovinare un cosi' evidente simbolo di speranza?

Aprite un giornale a caso e sparatevi nei coglioni.

Sono anni ormai che mi prodigo nell'evitare di leggere quotidiani di prima mattina favorendo piuttosto le nuvole parlanti.
Eppure... eppure non imparo mai la lezione:

  • Ore di angoscia per le simone
  • Manovra, niente condoni
  • Liguria, crolla palazzina.
  • Blitz palestinese a Gaza

Ma quello che proprio ha dato il colpo di grazia, distruggendo la poca fiducia che tenevo gelosamente nascosta e' stato:

Pippo molestatore a Disney World.

Beccati questo Carl Barks.

AlL i NeEd

Huge bars keep your freedom from the show,
everyone around you, loves to live in a row.

Kids without a future,
doomed since the birth.
Crimes against nature
that unleash hell on earth
It's all around...

All i need is a gun...
All i need is a gun...
...to shoot you right.

Your name is overheard
in the hall of fame.
Supremacy is the word
that make all the same.
Can it be tied down?

All i need is a gun...
All i need is a gun...
...to shoot you right.

I can't swallow it again...
I can't accept other pain...
can't live with you anymore...

All i need is a gun...
All i need is a gun...
...to shoot you right.

I can't swallow it again...
I can't accept other pain...
can't live with you anymore...

Are you ready to show your face again?
Yeah!














































postato da: rubek76 alle ore 09:02 | Permalink | commenti (2)
categoria:follie assonanti
venerdì, 24 settembre 2004

Dicono.
Dicono che sono paranoico.
...
Non mi pare.
Avro' una marea di difetti ma non sono paranoico.
Oh si, se chiedete in giro indosso con orgoglio una vasta gamma di aggettivi:

  • Instabile
  • Nervoso
  • Bipolare
  • Caotico
  • Antifrastico
  • Schizzato
  • Smemorato
  • Outsider
  • Sinsigone
  • Inconcludente

Diamine, possiede piu' sinonimi la mia persona che la parola "essere" del dizionario italiano.
Comunque tra le righe del precedente elenco non scorgo la parola "Paranoico".
Chi mi da del paranoico fa un po' la figura del bue che dice cornuto all'asino.

No?Non credete?
Non siete un pochino paranoici anche voi?
...
Perfetto!
Allora io proporrei di creare un nostro personalissimo mantra, una preghiera, un'orazione, un pensiero da veri Aparanoici.

Pronti?

  • Credo che Lee Harvey Oswald abbia veramente assassinato JFK.
  • Credo che Shiran Bishara sia implicato nell'omicidio di RFK.
  • Credo che James Earl Ray odiasse gli afroamericani al punto da uccidere MLK.
  • Credo che gli americani siano veramente arrivati sulla luna nel 1969
  • Credo che la Nasa sia un'onesta societa' aereospaziale e non un paravento per rastrellare soldi a favore della CIA.
  • Credo che la CIA non c'entri assolutamente nulla con la diffusione dell'LSD e la nascita dei figli dei fiori.
  • Credo che la Marijuana faccia piu' morti di alcool e fumo passivo.
  • Credo che la CIA non abbia salvato scienziati nazisti dopo la seconda mondiale per farli lavorare a progetti ultrasegreti.
  • Credo che gli alieni non esistano ed in particolar modo credo che i veri padroni del mondo non siano di origine aliena.
  • Credo che l'area 51 sia solo una grandissima bufala.
  • Credo che l'umanita' non sia un enorme recipiente di anime aliene pronta per essere raccolta da visitatori extraterrestri
  • Credo che Aldo Moro fu sequestrato dalle BR.
  • Credo che il pentagono sia stato colpito da un aereo dirottato.
  • Credo che J. Morrison, J. Hendrix, S. Vicious, Elvis, Battisti siano veramente morti.
  • Credo che la sfinge su marte sia solo un gioco di luci ed ombre.

Siete dalla mia parte?
Sentite di far parte di questo melodioso accordo di persone illuminate?
Aderite completamente alle precedenti affermazioni?
Il vostro karma e' aumentato nel ripetere il piccolo mantra appena creato?
...
...
Allora voi siete pazzi ed io paranoico.
Buon inizio di giornata.
Ci vediamo dietro il filo spinato dei cospiratori Lunedi' mattina.

---------------------------------------------------
TrAmOnTo A cArAvAgGiO | Capitolo I - Tutto ha un inizio | 1.2. Ecatombe pt.1

Gianbattista non credeva ne in Dio ne nel Diavolo.
Gianbattista non credeva nella magia.
Gianbattista non credeva nella morte.

Succede.
Succede di dimenticare il proprio io mortale ed accade tanto frequentemente da rimanere increduli quando la vecchia signora bussa alla porta del destino; l'immortalita' purtroppo non e' un lusso che l'umanita' puo' sfoggiare.

La sinistra mietitrice fece visita a Gianbattista sotto forma di nube nera: un cirro di insetti scuri che lo sorpresero a passeggiare lungo la stretta via Guzzasete.

Mentre minuscole mandibole trapassavano tessuti e fasci di muscoli rivide sua madre, morta di cancro due anni prima. Gianbattista la abbraccio' e si lascio' divorare.

Gli unici due increduli testimoni si avvicinarono spontaneamente alla grossa, calda ed accogliente nuvola; Carlo e Luisa, due gemelli di dieci anni, vennero risucchiati dalla fremente oscurita'. Incontrarono i loro amati nonni deceduti l'anno precedente e si abbandonarono completamente al buio.

La nuvola si alzo' verso il cielo terso senza lasciare alcuna traccia ne del proprio passaggio ne dei corpi.

Furono i primi.

---------------------------------------------------

























postato da: rubek76 alle ore 08:45 | Permalink | commenti
categoria:tramonto a caravaggio
lunedì, 27 settembre 2004

Unico strambo, pazzo pensiero della mattina:
"Se una donna e' brutta puo' somigliare ad un uomo...
ma se un uomo e' brutto non somigliera' mai ad una donna."
Buon inizio giornata piccoli credenti del subgenio.

DaNzA eQuAtOrIaLe
Se il ritmo risuona in un vecchio tamburo
e la strada perdona il tuo passo insicuro.
L'anima sfugge immateriale.
alla DaNzA eQuAtOrIaLe.

Ombre in sommossa in una spirale gitana
una maschera indossa nella foschia africana.
Sacrifica il tuo monolocale
alla DaNzA eQuAtOrIaLe.

E non sai piu' mentire a te stessa
consumata dall'euforia bollente.
La notte una volta sola si e' concessa
abbandonati alla febbre cocente.

Baron Samedi' danza e nel Vodun orribile
cresce l' arroganza dell'essere invisibile.
Yoruba spettrali ti faranno male
smarriti nella DaNzA eQuAtOrIaLe.

E non sai piu' mentire a te stessa
consumata dall'euforia bollente.
La notte una volta sola si e' concessa
abbandonati alla febbre cocente.

E' finita e nulla piu' ha valore...
brucia un sole elettro seriale
mentre il corpo urla di dolore...
nella nuova DaNzA eQuAtOrIaLe.

































postato da: rubek76 alle ore 08:47 | Permalink | commenti
categoria:follie assonanti
martedì, 28 settembre 2004

La strada che percorro ogni giorno, dalla fermata della metro' fino al posto di guardia di uno dei piu' decadenti lavori del ventunesimo secolo, e' una miniera di tesori.
Adoro perdermi nella contemplazione delle molteplici esistenze che dimorano lungo tale sentiero.
Sono un voyeurista metropolitano, un guardone d'alto borgo, un maniaco indiscreto, scegliete voi.
La vita che, come ogni giorno, esordisce nella sua monotona ripetitivita' mi affascina e ispira.
Alcuni esempi:

  • Dietro una delle prime finestre scorgo tutte le mattine un anziano intento ad armeggiare con qualcosa sul tavolo.
    Che sara?
    Mi sono fatto un'idea. L'amabile vecchietto ha ucciso la moglie anni fa e ne ha mummificato il cadavere. All'alba di ogni mattina si sveglia, veste il cadavere e prepara la colazione per due persone; la testa ormai imprigionata in un orrido ciclo ripetitivo.

Troppo macabro? Va bene. Cambiamo.

  • La ragazza che beve il caffe' appoggiata al davanzale davanti all'uscita della metro' ogni giorno che passa sembra sempre piu' triste.
    Probabilmente dopo la veloce colazione si dirige ad un posto di lavoro che le sta sempre piu' stretto.
    I suoi sogni stanno svanendo piano piano e quello e' l'unico momento della giornata in cui puo' fantasticare su una vita diversa.

Troppo triste? E cazzo...

  • Sotto una delle tante grate che si incontrano lungo i marciapiedi sento ogni singolo giorno dei rumori e alcune voci gracchiare in una lingua sconosciuta.
    Alcuni cultisti di un ordine esoterico misterioso stanno progettando il ritorno dei grandi antichi sulla nostra terra?

Troppo inverosimile?

  • Sopra il tetto in costruzione di un negozio due immigrati, probabilmente tunisini, si spartiscono come ogni mattina la loro colazione e ridono.
    Forse si avvicina il giorno in cui avranno abbastanza soldi per prendere il primo treno in direzione di Saint Laurent de Cerdans e trascorrere felici il resto della loro vita.

....

E' strano pensare che forse la nostra vita non e' altro che il sogno di qualcuno.
E' strano considerare la nostra esistenza come parte dell'immaginazione di un estraneo.
Ed e' divertente o forse triste (il confine e' molto labile) sapere che chi, sulla strada per il lavoro, passera' sotto la mia finestra, non vedra' mai nessuno ed io non esistero' mai.

------------------------------------------------------------------------------------
TrAmOnTo A cArAvAgGiO | Capitolo I - Tutto ha un inizio | 1.3. Anatomia in pillole


Litrano scese dalla Punto rossa, misero lascito di un matrimonio fallito, e guardo' la placca
appesa immediatamente sopra di lui: Dipartimento di Anatomia Istologica e Medicina Legale
di Caravaggio.
Alzo' impercettibilmente l'angolo sinistro della bocca in un sinistro ed invisibile sorriso.

E' una vecchia barzelletta... fermatemi se la conoscete gia'...
Il Direttore dell'Istituto di Anatomia Istologica di Caravaggio recandosi al lavoro, mentre parcheggia l'auto, incontra un collega che affranto gli comunica :
"Ha saputo, signor Direttore, che e' morto Magri?".
Il Direttore fingendo di conoscere il defunto risponde "Si, si, mi spiace....".

L'ispettore fece schioccare le ossa delle dita e schiaccio' il piccolo tasto del lucido citofono.
Il portone alla sua destra si apri' di scatto con un rumore secco.
Saluto' con un rapido gesto della mano il custode e, non ricambiato, percorse un angusto e lungo corridoio.
Oltrepasso' vecchi manifesti illeggibili e panche rovinate da tarli mentre due dottori (od erano infermieri?) osservarono silenziosi il suo passo lezioso.

Entrato in Istituto il portiere si affretta a comunicargli la stessa notizia:
"Ha saputo, signor Direttore, stanotte e' morto Magri".
Il Direttore spazientito comincia a chiedersi chi sara' mai Magri, ma prosegue e nel corridoio incontra un altro dottore che gli comunica, trafelato, la stessa notizia.

Si fermo' davanti ad un'ampia porta e busso' sullo spesso vetro del piccolo sportello.
"Castoldi... muovi quelle grasse chiappe... si gela qui..."
Il minuscolo oblo' venne appannato dalla repentina comparsa di una grossa sagoma.
Una visiera bianca, simile a quelle usate dai giardinieri, ne ricopriva interamente il viso nascondendone le fattezze.
Litrano alzo' la mano e mise in mostra il palmo in segno di saluto.
Dietro i vetri la grossa sagoma chiara si mosse e pochi minuti dopo la porta si apri' con uno stridulo rumore di cardini arrugginiti.

E cosi' via, per tutto il giorno altre persone porgono le piu' sentite condoglianze per questo fantomatico Magri.

Camice, guanti, copriscarpe e quella strana visiera bianca si trovarono in breve davanti a Litrano.
"Cazzo... farmi entrare? Scommetto che fa piu' caldo nel tuo piccolo paese delle meraviglie che qua fuori."
Lentamente la visiera scivolo' via dal viso rivelando uno sguardo vispo ed infuriato.
"Come no, Sherlock... la prossima volta ti faccio entrare e toccare tutto, ok? Cosi' puoi inquinarmi le prove e
rovinare
decine di indagini... non vedo l'ora...".
Litrano guardo' il dottore negli occhi.
"Gentile come sempre, eh Castoldi? Nonostante tutte le belle avventure eccitanti che ti capitano ogni giorno..."
"Sono solamente un consulente tecnico della Procura! Dannazione! Le mie avventure piu' eccitanti consistono nel mandare a fare in culo chi mi crede il fratello minore di jack lo Squartatore!" urlo' Castoldi.
Il dottore richiuse la porta dietro di se' ed inizio' a sfilarsi il camice con un buffo movimento certosino.
"Sai... passavo da queste parti e mi sono detto: Orca! Stai a vedere che il mio necrofilo preferito ha
eseguito una certa autopsia evitando di mangiarsi le prove!" sorrise Litrano.
"Si.. si.. ridi, ridi... te si che vai bene..." sbuffo' il dottore.
Litrano strofino' le dita sulla barba ispida e incredibilmente assunse un atteggiamento
piagnucoloso e remissivo
.
"Dai Andrea... tre giorni... hai avuto tre maledettissimi giorni... dimmi che hai qualcosa per me
in anteprima."
Castoldi si tolse i sudici copriscarpe e squadro' Litrano.
"Mi spieghi che fretta c'hai? Paura che ti tolgano il caso?"
L'ispettore si morse il labbro inferiore ed abbasso' lo sguardo.

Il direttore come si puo' capire vuole saperne un po' di piu' su questo "Magri" ed incuriosito a fine giornata si reca nella camera dell'obitorio per esaminare il cadavere.

"...chiamala curiosita', chiamala deformazione professionale, chiamalo come cazzo vuoi ma mi interessa sapere che diavolo e' successo a quel povero cristo..." Castoldi accese due sigarette offrendone una a Litrano che accetto' senza esitazioni.
Prese due ampie boccate e si sedette su una panca vicina.
"Il ragazzo..."
"Il ragazzo ha... aveva un nome come ben sai: Alessandro Fossati" interruppe Litrano.
Il dottore sospiro', raccolse una cartella dall'ampio tascone del camice ed inizio' a leggere.
"Previo esame Tc total body ed esame Rx dello scheletro in toto, alle ore 20,45 del
20.06
.2004 il sottoscritto Dott. Andrea Castoldi procede alla ricognizione del cadavere e ad un esame esterno preliminare.
Dati anagrafici: soggetto di sesso maschile identificato in Alessandro Fossati. Posizione ed indumenti: la salma, contenuta in una body-bag, giace prona e nuda. Nessun elemento identificativo particolare. Hrrrmmm... hrrrmmmm.... "
Castoldi sputo' del catarro nel portacenere di metallo accanto a lui. Emise un suono raschiante e disgustoso.
"
E' per te... Giovanna d'Arco e Giordano Bruno... vogliono dei consigli..." sogghigno' Litrano mimando un fantomatico cellulare con le dita della mano destra
.
"Mmm... si, si... allora... macchie ipostatiche presenti alle regioni declivi... rigidita' cadaverica appena accennata alla regione... Fenomeni trasformativi assenti... l'esame utoptico...
Ah
! Ecco qua..."
Litrano si sedette accanto al collega e distese le gambe
rilassando, con evidente soddisfazione, i muscoli lombari
.
"Capo: alla regione orbitaria destra, in corrispondenza del secondo interno della palpebra inferiore, si osserva una ferita di forma ovalare, i margini della...
Fausto,
che c'e'?"
Castoldi, aspettandosi una reazione alla lettura, alzo' lo sguardo' ed osservo' l'amico con aria interrogativa.
Litrano lo guardava ora, non piu' con quell'aria sottomessa ma cupo e preoccupato.
"Andrea, non ho chiesto una lezione di anatomia. Risparmiatela per gli studenti. Tu hai visitato il corpo. Tu l'hai svuotato. Tu ti sarai fatto un'idea. Sbaglio?"
Castoldi ripose con cura la cartella sul pavimento accanto ai suoi piedi e ripuli' l'orecchio sinistro col mignolo.

L'unico particolare veramente fuori dal comune nel defunto e' un pene di dimensioni notevoli.
Decide cosi' di farne l'autopsia, ma nel frattempo si fa sera e arriva l'ora di andare a casa.

"Fausto... il rag... Alessandro non ha piu' le braccia, meta' della testa e' sparsa sul pavimento della stanza dove e' stato rinvenuto e la poca pelle rimasta attaccata al corpo presenta ustioni di secondo grado, lacerazioni da artigli... e chiedi se mi sono fatto un'idea?"
"Pensi ad una bomba? Un'esplosione? Guarda che..." lo interruppe Litrano.
"Io non penso. Io osservo, studio e deduco. Ho cercato frammenti di metallo nel corpo; che so
: frammenti di una microbomba o di un eplosivo in quello che rimaneva del teschio ed indovina un po'? Non ho trovato nulla..." Il dottore apri' le mani come se qualcosa fosse sfuggito alla sua
presa.
"Inoltre quegli enormi insetti non hanno facilitato certo il mio lavoro... mai visti di cosi' grossi."
"...e cosi' tanti" aggiunse Litrano.
"Sai che abbiamo mandato un campione di quelle bestie all'universita' di Siena? E' la prima volta in vita mia che richiedo l'aiuto di entomologi per un'autopsia."
Castoldi cambio' improvvisamente tono. La voce aveva
completamente
perso la sua armonia per fare posto ad un suono cupo, stridulo.
"Il problema e' che neanche io so che pesci pigliare... se non e' stato dell'esplosivo a ridurlo in quello stato che dovrei scrivere sul mio referto? Sai che forza ci vuole per staccare gli arti da un corpo?
Ed il cranio? Non e' stato schiacciato... e'... e' semplicemente esploso."
fini' quasi urlando.
Litrano si giro' ed appoggio' la sua grassa mano sull'ampia spalla dell'amico.
"Tutto a posto, Andrea?" si informo', allarmato, Litrano.
"...ascolta Fausto... se non sbaglio, almeno secondo le indiscrezioni dei tuoi colleghi, sul luogo del delitto sono stati rinvenuti testi d'occultismo ed un circolo tracciato con sangue e feci..."
Il dottore, calmatosi, infilo' il mignolo nelle narici alla ricerca di tesori sepolti.
"Che vuoi dire? Che Alessandro stava eseguendo un rito e che qualcosa e' sfuggito al suo controllo? Dio mio... stai diventando peggio di Fosco... ma ti rendi conto..." interruppe Litrano.
"Mi vuoi lasciare finire? Penso che il ragazzo possa essere stato la vittima sacrificale di una cerimonia, l'apice di un rito satanico o qualcosa del genere... mmmm... mmmm..." Castoldi sputo' ancora nel portacenere e continuo'.
"Ho eseguito il prelievo dei tessuti e sto aspettando il rapporto del tossicologo forense. Tramite l'analisi epicritica scopriremo se nel corpo del ragazzo..."
Litrano alzo' lo sguardo rigido e severo su Castoldi.
"...di Alessandro, siano presenti delle sostanze tossiche, avvelenamento intendo."
"Stiamo gia' seguendo la pista delle sette se e' questo che intendi..." sospiro' Litrano.
"
Beh, dovresti provare con la piste delle otto... e' quasi ora di chiudere"
disse Castoldi indicando il vecchio orologio a muro a lato del grosso finestrone.
Il silenzio calato all'improvviso tra i due rendeva l'aria della sala ancor piu' gelida.
All'esterno, la sera stava coprendo la citta' col suo manto scuro. Le prime fredde stelle ammiccavano malvagie in un cielo terso ed immobile.

Cosi' decide di portarsi a casa un po' di lavoro: recide il pene e lo avvolge in un giornale.
Arrivato a casa pero', strano a dirsi, dimentica il pacchetto con l'organo sul tavolo d'ingresso
.

"...la moglie, passandoci accanto, lo nota ed incuriosita lo apre..." borbotto' Litrano.
" Mio Dio! E' morto Magri! " concluse Castoldi.
I due
amici
per un attimo, un breve attimo, risero silenziosamente.
"Ah, ah, "qualcosa e' sfuggito al suo controllo"?" Castoldi inarco' il sopracciglio sinistro e
d
osservo' divertito l'imbarazzo dell'amico.
"Si, certo
, prendimi per il culo. Non hai idea quali cazzate mi son dovuto sorbire in questi giorni. Tra dementi superstiziosi e giornalisti del cazzo questo caso sta sfociando nel ridicolo.
"
Litrano fece una piccola pausa, schiaccio' la cicca nel posacenere umido.
"Il ritrovamento di quei dannati libri inoltre non ha fatto altro che complicare le indagini ed orgasmare la stampa. Immagina i titoli: "Ragazzo trucidato da evocazione demoniaca"... fanculo..."
L'imprecazione risuono' vuota, assorbita dai cupi pensieri dei due amici.
"Va bene... penso che sia ora... ma che cazzo!!"
Castoldi, allarmato dall'esclamazione, giro' su se stesso e vide un enorme scarafaggio strisciare fuori dalla sala delle autopsie.
Litrano con un salto,
inusitato
per un uomo della sua stazza, fu in piedi e calpesto' con violenza l'insetto.
"Dio. Odio questi schifosi. Li odio veramente."
"Ritengo che il tuo sentimento sia piu' che ricambiato" sogghigno' Castoldi.
Nella sala autopsie dietro loro, un ringhio ovattato riecheggio' nel buio.

--------------------------------------------------------------
































































































postato da: rubek76 alle ore 09:42 | Permalink | commenti
categoria:tramonto a caravaggio
mercoledì, 29 settembre 2004

Ieri notte mi stavo recando in vacanza nella terra di Morfeo quando un pensierino, una di quelle piccole ed ignobili ispirazioni, mi ha intimato l'alt sul confine.
Il controllo doganale e' stato cosi' lungo ed impegnativo da rimandare il mio viaggio di una buona mezz'oretta.
...
...
Che fine hanno fatto le storie attorno al falo'? Quegli orridi e spaventosi racconti che d'estate ti tenevano sveglio con un groppo alla gola?
Cazzo, mi mancano.
Mi mancano le ragazze che se la fanno dentro e ti saltano addosso al minimo fruscio accanto a loro.
Mi mancano i brividi che una storiella, stupida e superficiale alla lucente gioiosita' del giorno, riesce a provocare in un momento di buio notturno.
Mi manca la paura, cazzo, la paura con la "elle" maiuscola sulla strada verso casa passando accanto alla campagna buia e minacciosa.
...
Dio, posso sembrare un cazzuto nostalgico... probabilmente lo sono...
...
E allora sapete che vi dico? Fanculo.
Rivoglio le storie spaventose intorno al Falo'.
...
Inizio io. Mi trasformo nel classico buon esempio.


-------------------------------------------------------
StOrIe AtToRnO aL fAlO' | L'uomo coniglio

La storia dell'uomo coniglio risale a molti anni fa. Inizio' intorno agli anni '30 dopo che parecchi omicidi erano stati compiuti nelle campagne di Mozzanica. Quello che sto per dirvi e' successo veramente... io non ho mai visto l'uomo coniglio, ma chiedete in giro a Mozzanica di raccontarvi la sua storia e tutti vi diranno di girare al largo dal ponte di Ferro durante le notti di luna piena.

Il ponte di Ferro e un piccolo ponte divisorio di un tertro boschetto che attraversa un'ansa del fiume Serio sempre in secca. In generale i bambini si ritrovano sotto il ponte per giocare e farsi paura a vicenda.
Mai nelle notti di luna piena pero'.

Nel 1903 nei boschi (che ora fanno parte del parco naturale del Serio) vicino a Mozzanica era stato costruito un manicomio. Alla fine della prima guerra mondiale gli abitanti di Mozzanica iniziarono a lamentarsi di quel tetro edificio e del pericolo che poteva scaturire dalla potenziale fuga dei pazienti li' rinchiusi.
Fu cosi' firmata una piccola petizione per far si che il manicomio fosse spostato lontano dal paese.
La voce del popolo fu ascoltata e si decise di trasportare tutti i pazienti a Milano.

Alla fine dell'Ottobre 1919 tutti i pazienti furono trasferiti a Milano utilizzando dei vecchissimi camion.
Ovviamente durante il trasferimento uno di questi austeri veicoli si ribalto' sulle strade della bassa liberando una decina di pazienti.

La mattina seguente gli inservienti dell'ospedale aiutati dalla polizia diedero il via alle ricerche dei degenti fuggiti.
Passarono giorni, settimane e mesi.
Dopo circa quattro mesi gli sforzi della polizia vennero pero' premiati e tutti i pazienti furono ricatturati.
Tutti tranne uno: Marco Rossoni.

Le ricerche furono intensificate su tutta la bassa bergamasca.
Durante la caccia all'uomo i vigili trovarono parecchi conigli e lepri selvatiche smembrate e divorate vicino al vecchio ponte di Ferro. Accanto ai cadaveri degli animali furono ritrovati inoltre semplici e primitivi coltelli, costruiti con pietre e sassi levigati.
Dopo otto mesi di ricerche la polizia abbandono' la ricerca dell'uomo coniglio, cosi' rinominato dalla popolazione, ritenendo che il fuggitivo fosse perito di stenti nei boschi attorno a Mozzanica.

Ma non fu cosi'.

Un anno passo' e con lui tutte le paure e tutti i ricordi di quel fatto.
La prima notte di luna piena dell'Ottobre 1921 alcuni ragazzi si attardarono attorno al ponte di Ferro. Prima che il giorno morisse tutti i ragazzi fecero ritorno alle loro case eccetto 3 di loro che rimasero nei pressi del ponte.

La mattina seguente li ritrovarono sventrati ed impiccati al ponte con le loro viscere. Le loro gole erano state aperte da parte a parte mentre lo stomaco era stato praticamente sventrato per estrarre le budella da utilizzare come cappi.

La gente di Mozzanica inizio' a tenere i propri ragazzi in casa al tramonto ed a sprangare, fatto nuovissimo per il tempo, le porte di casa.
La paura e la rabbia per la morte dei giovani sconvolse la piccola comunita' con tale energia che quando qualcuno inizio' a ricordare Marco Rossoni e l'Uomo Coniglio nessuno fu disposto ad ascoltare.

La notte del mesiversario si stava avvicinando e i genitori memori della tragedia tennero i propri figli lontano dal ponte, dal ponte dell'uomo coniglio.

Purtroppo e' difficile impedire ai ragazzi, in particolar modo a quelli piu' curiosi ed incoscienti, di avvicinarsi ad un posto cosi' sinistro.
Quel giorno sei adolescenti rimasero sotto il ponte fino al calar della sera e allo spuntare della luna.
Una ragazza di quella compagnia, Anna Capetti, si tenne pero' a debita distanza dal ponte. Non appena la luna fece capolino dall'orizzonte vide una debole luce attraversare il bosco e scomparire esattamente a meta' del ponte. Non appena la luce svani' la parte inferiore del ponte, dove stavano i sei ragazzi, fu invasa da un accecante bagliore. Anna senti' terrificanti urla di dolore provenire da sotto il ponte e pochi attimi dopo la luce svani' lasciando i corpi senza vita dei sei ragazzi impiccati ai loro intestini.
Terrorizzata corse a casa e non disse mai a nessuno cio' che vide quella sera eccezion fatta per poche incomprensibili frasi da cui gli abitanti di Mozzanica ricostruirono la dubbiosa storia.
Anna fu incolpata dell'omicidio dei suoi coetanei e rinchiusa.
Dicembre arrivo' velocemente e nove adolescenti morirono ancora in quell'orribile maniera.
Anna fu rilasciata e tutte le accuse a suo carico caddero ma era troppo tardi. La follia l'aveva ormai posseduta e trascorse gli ultimi anni della sua vita in un manicomio terrorizzata da visioni dell'uomo coniglio.

Nessuno conobbe mai la sorte di Anna, ma qualcuno mormora che sia morta per un attacco di paura durante una notte di luna piena.

I ragazzi avevano imparato la lezione e nessun'altra tragedia colpi' la comunita' di Mozzanica.
Una generazione passo' e cosi' il ricordo delle tragedie e dell'uomo coniglio.
La sera del 1944 alcuni partigiani si attardarono attorno al ponte, uno dei tanti ritrovi della resistenza bergamasca e la mattina successiva furono trovati tutti morti impiccati al ponte.

Nel 1976 l'orrore ritorno', questa volta morirono tre ragazze.

L'ultimo incidente che si ricordi avvenne nel 1987, diciasette anni fa. Enrico Granelli si stava divertendo con quattro amici attorno al ponte.
Si era appena laureato e voleva festeggiare con i soci la sua felicita'. Conoscevano la storia dell'uomo coniglio ma la ritenevano una burla per bambini alla stregua dell'uomo nero e poi gli omicidi risalivano a piu' di una decade precedente.
La luna, piena, grossa e bianca, inizio' la sua ascesa. I ragazzi che stavano bevendo sotto il ponte non si accorsero della luce che uscita dal bosco si stava rapidamente avvicinando al centro del ponte.
Enrico vide un piccolo bagliore e si ricordo' improvvisamente dei vecchi racconti dei suoi nonni. Si lancio' verso l'estremita' aperta del ponte mentre tutto attorno a lui veniva inglobato in un bagliore intenso. Vide la sua pelle tagliarsi ed aprirsi in piu' punti mentre le urla degli amici risuonavano orrende nelle sue orecchie. Riusci' a scivolare all'esterno del ponte mentre una ferita iniziava a formarsi lungo la carotide. Stramazzo' a terra e si giro' immediatamente verso l'orrore da cui era appena sfuggito.
I corpi mutilati dei suoi compagni dondolavano dalle estremita' del ponte come macabri pendagli.
Ancora oggi dopo tanti anni potete trovarlo seduto sul suo balcone ogni mattina mentre fissa terrorizzato il ponte a poche centinaia di metri di distanza.

Tanti anni sono passati e la minuscola comunita' di Mozzanica e' cresciuta, e' diventata un paese. Eppure ancora adesso la leggenda dell'uomo coniglio e' viva nelle menti degli abitanti.
Non so se la storia sia vera o meno ma tutte le notti di luna piena, quando mi fermo a Mozzanica da mia nonna per la notte, osservo da lontano il ponte di Ferro. E la luce dei lampioni sembra venga oscurata per un breve attimo da una luce piu' intensa... piu' terrificante.

-----------------------------------------------














































postato da: rubek76 alle ore 12:43 | Permalink | commenti
categoria:storie attorno al falo
giovedì, 30 settembre 2004

Conoscete l'orrore che si annida in ognuno di noi?
Conoscete quel lato oscuro che impedisce al nostro essere di elevarsi oltre il fulgore del paradiso?

Conoscete la paura che si insinua sotto le pieghe della pelle e gioca a fresbee lungo la vostra colonna vertebrale?

Conoscete la sensazione che vi imprigiona, vi debilita, vi abbatte e vi priva della fiducia e della speranza nel futuro?
...
La conoscete sul serio?
Allora oggi state lavorando non lontano dalla mia postazione.

DoGmA
E' una nuova religione,
e' qualcosa di inedito.
Accolta senza prove e garantita come cura.

E' una nuova religione,
un'uscita alternativa.
Alterata in convenzione da sacra scrittura.

Puoi bruciare bandiere,
puoi incendiare foreste.
Fiamma celeste ha ridotto tutto in cenere.

Sta nascendo un'infezione
dall'istituzione impura.
Associazioni estinte strisciano nelle viscere.

E' arrivato. E' il profeta,
seguito da aquile e grifoni
unicorni e creature a carponi,
di chiamarlo, nessun ti vieta:
DOGMA! (DOGMA!)

Se il giorno si fa buio e la notte chiara
ed i mari diventan fango e la terra oceano
ed il fuoco diventa liquido e l'acqua vampa,
solo lui corteggia l'incrollabile verita'...
DOGMA! (DOGMA!)

E' una nuova religione,
e' eccezione e regola.
Esistenza indimostrabile della falsa umanita'.

E' una nuova religione,
retta dal mite maestro,
apostolo dell'antico libro ricolmo di divinita'.

Sta scorrendo lenta
come corrente immota.
Scivola dal dito al piede, dalla mano alla gola.

E' l'unica speranza,
ficcatelo in testa.
Nessuna via di fuga per chi non crede alla parola.

E' arrivato. E' il profeta,
privo di abiti cosi' leciti
che i debiti dei piu' ebeti
ripaga con la stessa moneta.
DOGMA! (DOGMA!)

Se il giorno si fa buio e la notte chiara
ed i mari diventan fango e la terra oceano
ed il fuoco diventa liquido e l'acqua vampa,
solo lui corteggia l'incrollabile verita'...
DOGMA! (DOGMA!)

...
E' una nuova religione...
E' qualcosa di inedito...
...
E' una nuova religione...
Un'uscita alternativa...
...






































































postato da: rubek76 alle ore 13:09 | Permalink | commenti (1)
categoria:follie assonanti
venerdì, 01 ottobre 2004

Ketamina right now. I need it. I barely need it. Ketamina right nZZZZZZZZZZZZZZZZZZT

...il cervello utilizza le pulsazioni di frequenza per processare la coscienza. Beta sembra essere la frequenza predominante, ma la psiche è abbastanza abile nel cercare un'esperienza cosciente da tutte le altre gamme conosciute. Altri modelli come delta, teta e alfa sono necessari per la stabilità mentale e fisica. Senza la natura stabilizzante delle altre frequenze, certe esperienze come la schizofrenia possono verificarsi nei casi in cui l'accelerazione beta non viene sostenuta.

Nel sonno normale, le onde beta non si spengono, in quanto la parte cosciente si avventura in altri regni. L'onda cosciente, in effetti, fluisce al di sotto dellZZZZZZZZZZZZZZZZZZT

...own, lasciami in down... sono in down lasciami in doZZZZZZZZZZZZZZZZZZT

...accompagnata da una forte diminuzione di acetilcolina nel cervello, sostanza fondamentale per la memoria ma anche per le altre facoltà intellettive. La conseguenza di queste modificazioni cerebraliZZZZZZZZZZZZZZZZZZT

...
...
...
...e' Venerdi'.

------------------------------------------------------------------------------------
TrAmOnTo A cArAvAgGiO | Capitolo I - Tutto ha un inizio | 1.4. Ecatombe pt. 2

Niente eroina vuol dire passare la notte a cagare sangue e a vomitare bile.
Virus si sdraio' pallido e nervoso sul marciapiede accanto alla Imec, una vecchia azienda chimica abbandonata. Sputo' nelle macerie e penso' a come rimediare una dose prima di ritrovarsi a mangiare merda.
Alzo' lo sguardo' ed osservo' per alcuni secondi le Gesca in fondo alla strada.
Lo stabile, nero cuore di cemento e ferro pareva pulsare ritmicamente. Virus maledi' le allucinazioni dovute all'astinenza e rabbrividi' febbrilmente. Sobbalzo' per un inaspettato fruscio alle sue spalle. Qualcosa si stava facendo strada tra mattoni, calcinacci e frammenti di tegole. Qualcosa che, complice l'assenza di luce, non riusciva minimamente a scorgere.
Poi, inatteso, come un colpo di scena in un film, quel qualcosa balzo' sulle gambe di Virus provocando il terror panico.
Un piagnucoloso miagolio riporto' il tossico alla calma; un gatto, bianco come la neve, lo stava fissando all'altezza delle ginocchia.
Virus tento' di acchiapparlo ma il gatto scivolo' via veloce cosi' come era apparso. Barcollando su gambe malferme lo segui' attraverso un portone cadente all'interno dello stabile in disfacimento.
Vacillo' per alcuni metri riuscendo ad affacciarsi ad una delle stanze che un tempo fungevano da laboratori. Un ammasso gigantesco di polvere marrone brillava davanti ai suoi occhi. Cascate della stessa sostanza scorrevano voluminose da ampie fessure andando ad aumentare il mucchio che si stendeva lungo i suoi piedi.
Ero, mamma, ribonza: l'odore ed il sapore era quello. Virus si tuffo' in quel mare di droga felice come un bambino alla sua prima nevicata. I dolori alle gambe ed allo stomaco erano completamente svaniti, sostituiti da un incredibile sensazione di benessere.
Virus chiuse gli occhi e si immerse nella polvere.
Nessuno noto' la scomparsa del tossicodipendente dalle strade di Caravaggio.

--------------------------------------------------------------















postato da: rubek76 alle ore 11:51 | Permalink | commenti
categoria:tramonto a caravaggio
lunedì, 04 ottobre 2004

Ma come sei messo? Piegato, grazie.
Stamattina alzandomi mi sono accorto di essere nel pieno fervore della stagione autunnale.
Mi sono rattristito ed una lacrima e' scesa calda e veloce dal pisello.
E' proprio ora del Racconto Autunnale o RA come a me piace chiamarlo.

-----------------------------------------------------------------
RaCcOnTi Di FiNe StAgIoNe | Compagno di bevute.

Il tramonto, meraviglioso nella sua spenta malinconia, dette inizio al suo antico rito.
La luce del giorno fu sacrificata all’avvento della sera e il suo splendore si divise in mille piccoli frammenti perduti nel cielo.
Luci differenti s’impadronirono invece dell’orizzonte, rendendolo simile ad una sottile linea dorata. Fari di macchine, lampioni dai riverberi blu elettrico e finestre illuminate creavano fantastici quadri incorniciati dall’oscurità imminente.
Un vento freddo, pungente, da neve cominciò la sua lieve danza tra i muri di vecchie case. Un vento strano, forestiero che diventò muto testimone di una singolare vicenda.
«Porca troia…»
Massimo imprecò dalla ridicola posizione in cui era rovinosamente caduto.
Tastò preoccupato la sua vecchia paglietta bianca. La testa sotto il cappello era una girandola impazzita di colori e dolore. L’equilibrio, fuggito con la lucidità ai primi fumi dell’alcool, aveva abbandonato a se stesso un corpo debole ed inerme.
Massimo non capiva: quella sera non aveva ancora bevuto più di tanto.
Non ancora.

Se sono così adesso, chissà cazzo combinerò tra un’oretta…
Ah, ah… stasera voglio darci dentro di brutto e vaffanculo tutto il resto.

Si alzò con la grazia di un bue e ricadde a peso morto. Questa volta il ruzzolone fu seguito da un sonoro rumore che spaventò i passeri addormentati nelle vicinanze.
«Ma, porca troia…»
Aiutandosi con le ginocchia e le nocche si rialzò barcollando. Riaggiustata la paglietta fece scivolare la mano in tasca.

Ok… ho ancora abbastanza soldi per uccidere le mie cellule cerebrali…
Devo solo riuscire ad arrivare intatto a quel cazzo di bar…

Vacillando su gambe tremolanti riuscì a trascinarsi fino all’entrata del bar e tirando una delle sei maniglie, quante apparivano alla vista sfocata, riuscì con fatica ad entrarci.
«SALUTE A TUTTI!»
Silenzio.
Massimo strizzò gli occhi e si guardò intorno.
Il bar, come tutte le sere, straripava di gente ma stranamente tutta la clientela si trovava ammassata dietro il bancone ed un silenzio irreale aleggiava nel locale.

Probabilmente sto sognando…
Cazzo... Devo aver picchiato la testa là fuori ed ora sono in coma…

Osservando meglio i clienti, Massimo notò che i loro sguardi impauriti erano volti alla sua destra. Seguendo con la coda dell’occhio la loro direzione vide la causa di tanto terrore.
Un leone vero, uno di quelli da zoo con tanto di criniera e fauci, osservava rabbioso gli astanti. Il felino, orgoglioso ed infuriato, se ne stava sdraiato proprio nel bel mezzo del bar a non più di due metri dall’entrata.

Porco giuda… che sogno… Vedrai che facce al bar quando lo racconto…
Uno stracazzo di leone… ah, ah, ah… ma come mi vengono…

Tra l’orrore e l’angoscia generale Massimo si avvicinò all’animale e lo guardò dritto negli occhi. Passarono interminabili secondi nei quali tutti sarebbero stati pronti a giurare che la fine dell’ubriacone era prossima.
Il leone cominciò a ringhiare sommessamente.
La tensione creatasi nel bar venne improvvisamente interrotta dal vento, ultimo cliente della serata, che sbatté violentemente la porta rimasta aperta.
Massimo, risvegliato dal botto, si girò ciondolando verso il bancone.
«Dani! Il solito per me e per il mio amico qui…»
Il cupo ringhio del leone andava facendosi sempre più intenso aumentando la paura e l’apprensione dei clienti. Daniele, padrone di un bar terrorizzato, osservava ora il leone, ora il beone con aria stupita.
«DANI!!! ALLORA MI HAI…»
Il leone, in risposta al grido di Massimo, si alzò a sedere di scatto aprendo le fauci e ruggendo.
Vi fu un momento di panico.
Chi svenne.
Chi si mise a piangere.
Chi gridò.
Chi se la fece addosso.
Daniele si gettò sulla bottiglia di Gin, riempì due bicchieri e li fece scivolare lungo il bancone in direzione di Massimo. Quest’ultimo li prese con mani tremolanti e si sedette per terra proprio davanti alla belva.
«Allora? Cosa abbiamo qui? Ma che bel leoncino!»
L’animale, dimentico della sfuriata, socchiuse gli occhi e fiutò l’alito pestilenziale di Massimo. Nonostante l’angoscia della situazione, c’era un che di buffo e spensierato nella scena che si stava svolgendo. Un leone che, sdraiatosi nuovamente a terra, annusava un ubriacone ricordava, infatti, alla maggior parte dei clienti colti una rappresentazione di Martin Esslin.
Massimo prese la criniera tra le mani e accarezzò il muso del leone appendendo la paglietta bianca sull’enorme orecchio dell’animale a mo d’attaccapanni.
Un sospiro unisono risuonò all’interno del locale.
Il leone guardò con aria sbalordita colui, che senza alcuna paura osava sfidare la sua potenza e la sua furia. Passarono parecchi minuti in cui l’animale scrutò incuriosito l’essere umano che gli si parava davanti.
«Ah, ah… Non ti sta molto bene… ti fa sembrare un coglione… ah, ah, ah…»
Sghignazzando Massimo scivolò sulle mani e finì sdraiato sullo sterno del leone con un tonfo sordo. L’animale non si scompose e continuò a fiutare l’odore acido dell’uomo.
«Hey… ma sei soffice, soffice… cazzo, ti utilizzerei come materasso…»
Massimo ormai completamente disteso sulla pancia della belva incrociò le braccia sotto il capo e sospirò.
«Tu si, che sei felice, vero? Vivi nella giungla, senza rimpianti, problemi e seghe mentali… Guarda qua invece… hai mai visto degli esseri più ansiosi e tormentati di noi?»
Il leone sospirò e leccò disgustato il bicchiere di Gin.
«Cosa? Cosa? Non vivi nella giungla? Cazzo, ti han fatto un bel servizio… immagino che casa tua sia un’enorme gabbia, no? Che sfiga…»
Massimo si girò su un lato e guardò le vibrisse dell’animale fremere sotto il suo pesante respiro.
«… certe volte … certe volte anch’io mi sento rinchiuso in una gabbia …»
Il leone sembrò notare il cambiamento di tono nella voce di Massimo e lo guardò con aria compassionevole.
« … non ho una famiglia, la maggior parte dei miei amici se n’è andata ed ho una ragazza che non c’è mai … mi sento sempre così … solo … imprigionato …»
Una lacrima sgorgò dagli occhi lucidi di Massimo e danzò verso il mento rigando il viso con sottili curve umide. Il leone, turbato dal comportamento dell’uomo, ringhiò e leccò amorevolmente il caldo e salato pianto dell’uomo.
« … un giorno verrò a prenderti … cazzo se lo farò … passerò da te e ti prenderò e andremo insieme nella giungla … che ne dici? Cazzo … lo farò veramente … ver…»
La stanchezza s’impossessò improvvisamente dell’ubriaco facendolo scivolare verso la terra di Nod in un sonno pesante e liberatorio.
Il leone appoggiò l’enorme muso sulla testa di Massimo e chiuse gli occhi.
Li trovarono così: l’uno addormentato sull’altro.
Vennero svegliati dagli inservienti dello zoo in caccia di un leone fuggito dalla sua gabbia e dalla ragazza di Massimo in caccia del proprio uomo fuggito ai suoi doveri.
Tra le urla festose dei clienti, i ruggiti dell’animale nuovamente rinchiuso e le grida furiose di una ragazza, Massimo si schiacciò la paglietta in testa ed alzò la mano in segno di saluto all’amico ingabbiato.
Il leone guardò triste i movimenti dell’uomo e brontolò mestamente.
Nessuno da quel giorno rivide più né il leone né Massimo.
Il vento strano, forestiero di quel giorno tornò ancora un’ultima volta.
Tornò per porre fine ad un interrogativo nel pensiero di tutti.
Tornò per porre fine alla vicenda consumatasi in un locale terrorizzato.
Tornò portando con se un ritaglio di giornale che volò tra le mani di Daniele.
Il foglio finì casualmente sul bancone trasportato dalla corrente creatasi all’interno del locale.
L’articolo stampato su quel ritaglio parlava di un leone sottratto allo zoo locale.
La polizia brancolava nel buio e l’unico indizio valido trovato all’interno della gabbia vuota era una paglietta bianca smarrita dal rapitore.

-------------------------------------------------





















































































postato da: rubek76 alle ore 11:31 | Permalink | commenti
categoria:racconti di fine stagione