Uh, oggi e' una di quelle mattine.
E' uno di quegli inizi giornata in cui non vorresti mai spostare il culo dalla morbida tagliola delle coperte.
E' una di quelle albe da scostare lievemente la tenda alla finestra ed osservare il medio mondo che si muove nelle fessure delle gelosie completamente dimentico della tua esistenza.
Stamane ho tentato di connettere il cervello ricevendo in cambio un laconico simpsoniano: "L'utente da lei selezionato non e' al momento raggiungibile".
...
...
Beh, secondo il mio modesto parere se gia' dal primo crepuscolo il tuo cerebro non ha assolutamente intenzione di attivare la connessione reality-to-reality, allora tanto vale che utilizzi La Parola (attenzione L e P vanno in maiuscolo) e scivoli nuovamente sotto le coperte.
Non voglio pero' farmi traviare da un'indolente pigrizia o da un'inaspettata accidia percio' come buon proposito di inizio giornata ecco il primo capitolo.
...
"Di cosa?" Probabilmente vi chiederete.
"Ha importanza?" Rispondera' la mia mente tra un momento e un irragiungibile.
Buona lettura mattutini mattinieri.
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TrAmOnTo A cArAvAgGiO | Capitolo I - Tutto ha un inizio | 1.1. Necrofagia
"Che diavolo e' successo?"
L'ispettore Litrano osservo', con leggero distacco, il cadavere disteso ai suoi piedi.
"Non il diavolo, ispettore, ma un suo parente di sicuro..."
Litrano giro' pigramente la testa passandosi la mano sudata in un grumo di capelli unti. Voglie scure e parecchie macchie di fegato ricoprivano le grosse braccia dell'uomo; benche' non dimostrasse piu' di una cinquantina d'anni il viso esibiva piu' righe di una cartina stradale. Il corpo, un ammasso trascurato di adipe e vestiti scadenti, era dotato della capacita' motoria di un pachiderma. La grazia elefantiaca con cui si spostava era nota ai piu', in particolare a colleghi che la maggior parte delle volte dovevano misurarsi con prove ed indizi inquinati dall'apparizione dell'ispettore. Trent'anni consumati da lunghe indagini e noiosi pedinamenti avevano creato un essere cinico, freddo ed indifferente al punto da non aver piu' sentimenti del freddo metallo contenuto in una logora fondina ascellare. Va da se', percio', che il suo senso dell'umorismo non era tra i piu' sviluppati.
I piccoli occhi porcini, perduti in guance gonfie e grasse, brillarono malevoli.
"Non pensavo fossi un comico, Fosco..."
Il ragazzo abbasso' offeso la testa cercando di evitare lo sguardo gelido del superiore. I capelli pel di carota cascarono simultaneamente sul viso coprendone le fattezze.
Litrano non era famoso per l'affetto con cui trattava i colleghi, un affetto ricambiato in maniera pressoche' identica.
"Se pensassi a fare piu' il tuo lavoro e meno il buffone avremmo gia' risolto il caso..."
Litrano accese una Camel. Alla luce tremante dello zippo i suoi lineamenti assunsero un aspetto maligno, diabolico. Fosco, raggelato da quella visione, ripenso' immediatamente alla sua battuta e si vergogno'.
"Allora, aggiornami. Cosa abbiamo qua?"
Litrano volse di nuovo lo sguardo al corpo dilaniato ed attese il resoconto dell'agente.
"Mmm.. maschio, bianco... presumibilmente vent'anni... la scientifica non ha ancora stilato un rapporto ma a quanto sembra la morte e' stata causata da quegli enormi squarci sulla schiena e sullo sterno... un animale selvatico probabilmente..."
Litrano getto' la sigaretta, mezza fumata, e si abbasso' con fatica evidente accanto al cadavere. Un movimento semplice che procuro' all'ispettore una dolorosa fitta al petto e una serie di gocce di sudore dalla fronte.
"Fosco... non sapevo che ti fossi laureato in medicina..." annaspo' Litrano.
Il giovane, allibito, si rivolse all'ispettore e balbetto' alcune parole incomprensibili.
"Enormi squarci... un animale selvatico... hai visto ancora CSI alla tele?"
Litrano continuo' calmo, impassibile e gelido.
"A ciascuno il suo mestiere Fosco, mi sembra di avertelo appena detto. Perche' spari certe vaccate? Sentiamo, dove sarebbe saltato fuori questo animale selvatico? Negli affranti segreti di questo palazzo si aggirerebbe una pantera? Oppure le "colte" letture serali ti suggeriscono un licantropo? Perche' non pensare ad un leone allora?"
"Ma, ispettore..." incalzo' Fosco.
"Ma! Ma! Ma! Fosco! Guardati intorno. Ci troviamo in un buco di condominio. Dimmi tu dove puo' essere entrata questa fantomatica "bestia". Da quella minuscola finestrella? Oppure e' stata invitata ad entrare dopo aver bussato educatamente alla porta?"
Litrano alzo' gli occhi al basso soffitto della camera. L'angusto locale era buio, opprimente. Un nauseante fetore di candeggina trasudava da mura vecchie ed umide. Stracci e mucchi di fogli, accatastati disordinatamente sul pavimento, risultavano gli unici arredi dello squallido ambiente. Il monolocale, se cosi' poteva definirsi la squallida stanza, era stato ricavato dalla suddivisione di un appartamento di gran lunga piu' ampio. Le due abitazioni confinanti ostentavano ancora piastrelle scomposte e pareti di recente costruzione: tracce di una ripartizione imprecisa e superficiale. La scritta "Gesca Costruisce", souvenir di edificazioni passate, faceva capolino da sudici interstizi.
"...e dimmi Fosco... che ha fatto dopo aver dilaniato il padrone di casa? Ha ripulito accuratamente l'intera stanza per non lasciare indizi? Me la immagino la tua "belva" con straccio e varecchina preoccupata per il delitto appena commesso..."
Risate trattenute a stento scoppiarono alle spalle del ragazzo. I pochi agenti presenti sul luogo del delitto avevano interrotto le loro occupazioni per assistere a quello spettacolo tragicomico.
"...sai cosa facciamo adesso? Diramiamo un comunicato di arresto nei confronti della Pantera Rosa... che ne dici? Secondo il mio modesto parere Cluseau l'ha fatta incazzare per l'ultima volta e lei si e' voluta vendicare sul primo cretino passatole sotto gli occhi..."
Quando Litrano attaccava era uno spettacolo che neanche "Zelig" nelle sue serate migliori riusciva ad offrire.
"ispettore... cercavo solamente di..." sussurro' Fosco.
"Cercavi solamente di...? Giusto, e' quello che devi fare. Cerca solamente; indizi, prove, qualsiasi cosa che sia d'aiuto alle indagini... muoviti e risparmiami le tue stronzate."
Fosco, trattenendo le lacrime, si mescolo' silenzioso ai colleghi divenuti muti spettatori di una tragedia improvvisa.
"Ispettore, non crede di essere troppo duro con la nuova spina?"
L'ispettore si rialzo' con non meno fatica di prima e, sbuffando, si volse verso i colleghi silenziosi.
"Non avete altro da fare che stare ammassati come bestiame? Fuori dalle palle prima che faccia rapporto a tutti. Durante, le fotografie... voglio quelle foto pronte per ieri... mi hai capito? Cazzato... spero che quel sorriso ebete significa l'esistenza di una testimonianza da parte dei vicini e del custode e non un inizio di paresi. Granelli... Granelli... tieni i civili fuori dalla stanza o ti rimando a battere la rivoltana in cerca di mignotte e travoni..."
Litrano si giro' per l'ennesima volta verso il cadavere mentre la ristretta "platea" andava rapidamente sfollandosi in una sequenza disordinata di sussurri, grida ed imprecazioni
....povero bastardo...
Ai suoi piedi giacevano i resti di un ragazzo. Il torace e la schiena, severamente ustionati, erano stati lacerati in otto simmetrici tagli. Le lacerazioni ricordarono all'ispettore le linee di gradi militari. L'aspetto cosi' anomalo di quegli squarci infatti richiamava alla mente una serie di enormi lettere "V" sovrapposte.
Che grado era? ...sergente? ...capitano?
Osservando la profondita' e la lunghezza delle ferite Litrano si stupi' nel constatare che la carne nei pressi dei tagli appariva praticamente intatta; le strisce di pelle asportate lasciavano orrendamente esposti muscoli e nervi. La mascella, appesa al teschio da un minuscolo lembo di pelle, era stata divelta a forza; qualcosa sembrava essere stato inserito violentemente nella bocca del morto fino a farne esplodere il cranio. Naso e denti parevano non essere mai esistiti e le orbite svuotate riportavano ancora tracce di un liquido giallognolo. Litrano soffermandosi su quelle ferite ebbe un leggero tremito. Se non si fosse trovato in un piccolo centro urbano lontano mille chilometri dalla prima foresta non avrebbe preso sicuramente sottogamba l'ipotesi di Fosco. Le gambe, spezzate in piu' punti, riportavano lacerazioni identiche a quelle del torace: osceno risultato di profonde unghiate.
Unghiate?
Ma che genere di essere possiede unghie di queste dimensioni?
Parecchio tempo addietro si era imbattuto in qualcosa di molto simile seguendo le orme della "Belva di Mozzanica", un brutale serial-killer della zona. Il maniaco sfigurava con un paio di rompighiaccio le sue vittime in maniera orribile. Successivamente, utilizzando una siringa ipodermica, iniettava nei corpi morenti il virus della rabbia.
Un vero bastardo non c'e' che dire.
Aveva dato alle indagini una svolta errata rallentando e confondendo il lavoro della polizia per lungo tempo.
Qualcosa di molto simile non vuol dire identico.
Sveglia Litrano, quei tagli non sono stati certamente realizzati da semplici rompighiaccio.
Le braccia, ora avvolte in strette buste di plastica, erano state rinvenute nell'angolo piu' buio della stanza, lontano dal corpo. Qualcosa aveva infierito violentemente sul corpo troncando i due arti all'altezza delle scapole. I calchi in gesso, una sequenza ordinata di ellissi, tracciati dalla squadra sopralluoghi ne riproducevano l'inquietante geometria.
Guarda che roba... un macello...
L'aspetto piu' surreale dell'intera situazione era tuttavia la presenza di quegli insetti. Grossi insetti necrofagi: mosconi, coleotteri, vermi ed una serie infinita di scarafaggi sovradimensionati. Non aveva mai visto nulla di simile nella sua carriera. Tanti... troppi insetti. Intere colonie di vita miniaturizzata reclamavano quel piccolo spazio come loro personalissimo dominio.
Quei piccoli parassiti apparivano sempre poco tempo dopo il decesso, era un qualcosa di inevitabile e per certi versi purificatore. L'esperienza sul campo aveva abituato Litrano, ormai da parecchi anni, agli orrendi spettacoli di un corpo in disfacimento. Ma, diavolo, non si era mai trovato davanti una quantita' cosi' esagerata di quei repellenti devastatori. Un numero cosi' elevato che il cadavere, o almeno quel che ne rimaneva, pareva vibrare sotto le fameliche aggressioni di minuscoli divoratori.
Alcune mosche volarono nel grosso squarcio che fungeva da orrido surrogato della bocca. A quella vista Litrano ripenso' inconsciamente al libro che stava leggendo in quei giorni: l'ultimo thriller della Cromwell. Un libro che trattava proprio di insetti necrofagi.
Calliphora!
Ora ricordava anche il titolo: Calliphora.
Sulla scia di quei pensieri si soffermo' ancora per alcuni momenti ad osservare il vorace microcosmo. Lo stadio piu' basso della catena alimentare stava nutrendosi e lo stava facendo alla grande.
Sembrano provenire dall'interno... possibile che questo schifo sia fuoriuscito dopo la morte?
Schifosi bacherozzi...
Disgustato, schiaccio' con rabbia due piattole sproporzionate che strisciate fuori dalle orbite vuote tentavano la scalata ai suoi pantaloni.
Raschiata la suola sul pavimento, frugo' tremante le tasche della giacca: un paio di Camel, un accendino ed il suo personalissimo lasciapassare scivolarono insieme nel grasso palmo. Gioco' distrattamente con quegli oggetti per alcuni minuti fissando il muro davanti a se': un enorme cerchio rosso ornato da eccentriche forme scure era tracciato su mattoni anneriti.
Tre grossi libri, sorretti da un mare di sporcizia, erano aperti immediatamente sotto l'anello vermiglio. Il suono lontano di un clacson lo riporto' alla realta' volgendone altrove l'attenzione. Accese nuovamente una sigaretta e guadagno' l'uscita della stanza tossendo una nuvola di fumo.
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